Moro AMMAZZATO perchè stava nazionalizzando la banca d’Italia.

Moro AMMAZZATO perchè stava nazionalizzando la banca d’Italia , e stava per sganciare la lira dagli USURAI del FMI, La prova? Eccola: le 500 lire di carta del 1976.

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Sottotitolo: quello che non vi hanno raccontato, su molti fatti, incluso l’assassinio di Aldo Moro

Il primo colpo storico contro l’Italia lo mette a segno Carlo Azeglio Ciampi, futuro presidente della Repubblica, incalzato dall’allora ministro Beniamino Andreatta, maestro di Enrico Letta e “nonno” della Grande Privatizzazione che ha smantellato l’industria statale italiana, temutissima da Germania e Francia, come conferma anche la testimonianza resa dal prof. Alain Parguez, altro importante protagonista degli eventi di quegli anni.

E’ il 1981: Andreatta propone di sganciare la Banca d’Italia dal Tesoro, e Ciampi esegue. Obiettivo: impedire alla banca centrale di continuare a finanziare lo Stato, come fanno le altre banche centrali sovrane del mondo, a cominciare da quella inglese. Il secondo colpo, quello del ko, arriva otto anni dopo, quando crolla il Muro di Berlino. La Germania si gioca la riunificazione, a spese della sopravvivenza dell’Italia come potenza industriale: ricattati dai francesi, per riconquistare l’Est i tedeschi accettano di rinunciare al marco e aderire all’euro, a patto che il nuovo assetto europeo elimini dalla scena il loro concorrente più pericoloso: noi. A Roma non mancano complici: pur di togliere il potere sovrano dalle mani della “casta” corrotta della Prima Repubblica, c’è chi è pronto a sacrificare l’Italia all’Europa “tedesca”, naturalmente all’insaputa degli italiani.

 

E’ questa la drammatica testimonianza di Nino Galloni, già docente universitario, manager pubblico e alto dirigente di Stato, resa sia in occasione del primo meeting MMT di Rimini (24-26 febbraio 2012) sia, in seguito, a Claudio Messora per il blog “Byoblu”.

All’epoca, nel fatidico 1989, Galloni era consulente del governo su invito dell’eterno Giulio Andreotti, il primo statista europeo che ebbe la prontezza di affermare di temere la riunificazione tedesca. Non era “provincialismo storico”: Andreotti era al corrente del piano contro l’Italia e tentò di opporvisi, fin che potè. Poi a Roma arrivò una telefonata del cancelliere Helmut Kohl, ( il massone premiato con il premio Kalergi) che si lamentò col ministro Guido Carli: qualcuno “remava contro” il piano franco-tedesco.

Galloni si era appena scontrato con Mario Monti alla Bocconi e il suo gruppo aveva ricevuto pressioni da Bankitalia, dalla Fondazione Agnelli e da Confindustria. La telefonata di Kohl fu decisiva per indurre il governo a metterlo fuori gioco. «Ottenni dal ministro la verità», racconta l’ex super-consulente, ridottosi a comunicare con l’aiuto di pezzi di carta perché il ministro «temeva ci fossero dei microfoni». Sul “pizzino”, scrisse la domanda decisiva: “Ci sono state pressioni anche dalla Germania sul ministro Carli perché io smetta di fare quello che stiamo facendo?”. Eccome: «Lui mi fece di sì con la testa».

Questa, riassume Galloni, è l’origine della “inspiegabile” tragedia nazionale nella quale stiamo sprofondando.
I super-poteri egemonici, prima atlantici e poi europei, hanno sempre temuto l’Italia. Lo dimostrano due episodi chiave:

  • l’omicidio di Enrico Mattei, stratega del boom industriale italiano grazie alla leva energetica propiziata dalla sua politica filo-araba, in competizione con le “Sette Sorelle”;
  • l’eliminazione di Aldo Moro, l’uomo del compromesso storico col Pci di Berlinguer assassinato dalle “seconde Br”: non più l’organizzazione eversiva fondata da Renato Curcio, ma le Br di Mario Moretti, «fortemente collegate con i servizi, con deviazioni dei servizi, con i servizi americani e israeliani». Il leader della Dc era nel mirino di killer molto più potenti dei neo-brigatisti: «Kissinger gliel’aveva giurata, aveva minacciato Moro di morte poco tempo prima».
  • Tragico preambolo, la strana uccisione di Pier Paolo Pasolini, che nel romanzo “Petrolio” aveva denunciato i mandanti dell’omicidio Mattei, a lungo presentato come incidente aereo.

A parlare delle minaccie di Kissinger a Moro, è il regista Renzo Martinelli, autore di “Piazza delle 5 lune” l’unico film sul caso Moro che valga la pena di essere visto.

E come mai Kissinger premia Napolitano, questo gli Italiani non lo capiscono, c’è L’Oppiopallone e l’isola dei Famosi.
Le stesse gravissime affermazioni di Martinelli riguardo Kissinger vennero rese dalla vedova del Presidente in sede processuale ma indiretta conferma ne viene anche dall’ex ministro Giovanni Galloni, che citando testualmente le parole di Moro, compagno di partito e suo amico, ricorda di come il Presidente fosse molto preoccupato dalla presenza di infiltrati dei servizi americani ed israeliani nelle BR (la storia di Moretti è emblematica a riguardo..).
Ricordiamo ad ulteriore conferma delle preoccupazioni di Moro, che quando ad essere rapito fu il generale James Dozier, dopo 40 giorni si arrivò alla scoperta del covo ed alla liberazione dell’ostaggio.

 

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